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6 I PURITANI ò
E
OPERA SERIA
-O IN TRE PARTI o-
Q 9
I PURITANI
E
OPERA SERIA IN TRE PARTI
DA RAPPRESENTARSI
KEL TEATRO FILARMONICO
Ii\ VERONA
DALLA TIPOGRAFIA DI ANTONIO FRIZIERIO
Contr. S. Eufemia man. 5l5>
s
\
Personaggi
Attori
~ocv
Lord GUALTIERO W ALTON,
Generale Govern. Puritano . Sig. Marco Ghini.
Sir GIORGIO, Colonello in
ritiro, suo fratello Puritano . Sig. Feliciano Pons.
Lord ARTURO TALRO, Cav.
e Partigiano degli Stuardi . Sig. Settimio Malvezzi.
Sir RICCARDO FORTH, Co-
lonello, Puritano .... Sig. Ruggero Pizzigati.
Sir RRUNO RORERTON, Uf-
ficiale Puritano . ... Sig. Gambardella Pietro.
ENRIC BETTA di Francia Ve-
dova di Carlo I. la quale è
sotto il nome di Dama di
Villa Forte Sig? Luigia Morseli.
ELVIRA, figlia di Lord Wal-
ton Sig? Carlotta De-Giuli Sorsi.
Cori e Comparse - Soldati di Cromvello
Araldi; Armigeri di Lord Arturo e di Walton.
Puritani - Castellani e Castellane.
Damigelle - Paggi - Servi.
Nella parte prima e nella seconda l'azione è in uria
Fortezza in vicinanza di Plymouth: nella terza in una
campagna presso la Fortezza.
Poesia del signor C. Pepoli.
Musica del Maestro Vincenzo Bellini.
Le Scene sono disegnate e dipinte
dal sig. Cesare Ile ccanat tini.
PARTE PRIMI
Scena Prima.
Spazioso Terrapieno nella Fortezza,
Si veggono alcune cinte, torri, ed altre specie di for-
tificazioni, con ponti levatorj, ec. Da lontano si scorgono
montagne, che fanno bellissima veduta: mentre il Sole, che
nasce, va gradatamente illuminandole, siccome poi rischia-
ra tutta la scena. Sopra de1 baluardi si veggono scambiare
le Sentinelle.
Sentinelle fuori e dentro la Fortezza^ indi Bruno e Coro
di Soldati^ che escono con attrezzi militari^ e pulisco-
no le armi.
Sent. I. All'erta.
II. All' erta.
Tutte U alba apparì (il tamburo e le trombe
I. La tromba suonano la sveglia.
II. Rimbomba
Tutte Nunzia del dì.
Coro Quando la tromba squilla
Ratto il guerrier si desta:
\j arme tremende appresta,
Alla vittoria va!
Pari del ferro al lampo,
Se T ira in cor sfavilla^
Degli Stuardi il campo
In cenere anderà. (odesi un preludio di
armonia religiosa entro la fortezza
Jìrun. 0 di Cromvel guerrieri;
Preghiam la mente e il cor:
Ai mattutini cantici
Sacri al Divin Fattor. (i soldati s ing.
6
(Coro di Puritani dentro la Fortezza)
La luna, il sol. le stelle.
Le tenebre e il fulgor
Dan Gloria al Creator
In lor favelle.
La terra e i firmamenti
Esaltano il Signor.
A lui dian laudi e onor
Tutte le genti!
Sold, I. Udisti?
II. Udii...
Tutti Fini !
Bruti. Al Re che fece il dì
L' inno de' puri cor
Sali su i venti!
Scena II.
Coro di Castellani e Castellane che recano fiori.
A festa.
A festa.
A festa. (ai soldati.
Almo gioir s'appresta;
A tutti rida il cor .. .
Cantate un casto amor, (fa corno di adesio-
ne, e i soldati si mischiano coi Castellani.
Coro ( in forma di Canzone a ballo )
Garzon; che mira Elvira,
La bella Verginella,
1/ appella la sua Stella;
Regina dell' amor.
Queir occhio suo, quel viso
Nel labbro suo quel riso
E rosa in sullo stel,
È un Genio che sta in Ciel.
Sincero un Cavaliero
In pianto a lei dJ accanto
Ha il vanto altero e santo
D' innamorar quel cor.
I.
II.
Tutti
Brun.
7
Elvira allor sospira,
Gli chiede eterna fede,
Ed oggi dà mercede
A un sì fidato ardor.
I
II.
Tutti
A festa.
À festa.
A festa.
Almo gioir s' appresta.
A tutti ride il cor.
Se a nozze invita amor, fluiti partono: il
solo BrunOj, vedendo Ric. che esce afflitto si ferma
in disparte.
Ric. Or dove fuggo io mai?.-. Dove mai celo
Gli orrendi affanni miei? Come quei canti
Rispondono al mio cor funerei pianti!
0 Elvira, o Elvira, o mio sospir soave.
Per sempre io ti perdei.-.!
Senza speme, ed amor... in questa vita
Or che rimane a me?
Brini. La gloria e il Cielo.
Ric. Qual voce?... che dicesti?... È vero, è vero!
Bnin. Apri il tuo core intero
Air amistà, n'avrai conforto... ,
Ric. [ E vano,
« Ma pur t' appagherò. — Sai che d' Elvira
« Il genitor m' acconsentia la mano,
« Quando al campo volai.
a .Ieri alla tarda sera,
« Qui giunto con mia schiera,
« Pien (T amorosa idea
« Yo al padre . . .
Brnn. a Ed ei dicea?
Ric. « Sospira Elvira a l'albo CavalierOj
a E sovra il cor non v ha paterno impero.
Brnn. a Ti calma, amico...
Scena III.
Riccardo^ e Bruno.
« II duol che al cor mi piomba
Sol calma avrà nel sonno della tomba.
Ah! per sempre io ti perdei.
Fior d' amore, o mia speranza ;
Ah! la vita che m'avanza
Sarà vita di dolor...
Sarà esempio di terrori...
Quando errai per anni ed anni
AI poter della ventura,
Io sfidai sciagura e affanni
Nella speme del tuo amor.
Ah! qual sogno ingannatori (breve marcia
? Soldati trapassano la scena per andare
alla rassegna.
T appellan le schiere
A lor condotti er.
Di gloria il sentiere
WP è chiuso al pensier.
Al grido d' onore
Non arde il tuo cor?...
Io ardo, e il mio ardore
E amore, è furor.
Deh ! poni in obblio
Eli età che fioriva
Ne' sogni d* amor.
Mi è in niente ognor viva,
3VT accresce il desio,
M' addoppia il dolor.
Bel sogno beato,
D' amore e contento,
0 cangia il mio fato,
O cangia il mio cor.
Oh! come è tormento
Nel di del dolor
La dolce memoria
D' un tenero amor. {partono
9
Scena IV.
Stanze d'Elvira
Le finestre gotiche sono aperte. Si vedono le Fortificazioni ec.
Elvira, e Sir Giorgio.
Elv. 0 amato zio, o mio secondo padre!
Gior. Perchè mesta così? m'abbraccia, Elvira.
Elv. Deh! chiamami tua figlia!
Gior. 0 fig1ia; o nome
Che la vecchiezza mia consola e alletta;
Pel dolce tempo che ti veglio accanto
E pel soave pianto
Che in questo giorno d'allegrezza pieno
Piove dal ciglio ad innondarmi il seno...
0 figlia mia diletta,
Oggi sposa sarai...!
Elv. Sposa? No: mai!
Sai com* arde in petto mio
Bella fiamma rilucente;
Sai eh' è puro il mio desio,
Che innocente è questo cor.
Se tremante... airara innante
Strascinata - un di sarò...
Forsennata - in queir istante
Di dolore io morirò!...
Gior. Scaccia ornai pensier sì nero.
Elv. Morir sì... sposa, no, mail
Gior. Che dirai se il Cavaliero
Qui vedrai, se tuo sarà?
Elv. Cieli ripeti, chi verrà?
Gior. Egli stesso...
Elv. Egli... Chi...
Gior. Arturo.
Elv. E fia vero?
Gior. Oh figlia... il giuro!
Elv. Desso?... Arturo? oh giqja! Arturo?
fa 2) Non è sogno... gj |^!y. oh amor!
(Elv. si abbandona tra le braccia dello zio.
A
10
Gior. Piangi, o figlia, nel mio seno:
Piangi, ah! piangi di contento.
Ti cancelli ogni tormento
Questa lagrima d'amor.
E tu mira, o Dio pietoso,
L'innocenza in uraan velo:
Benedici tu dal Cielo
Questo giglio di candor.
Eh. Quesf alma, al duolo avvezza,
Si vinta è dal gioir,
Che ormai non può capir
Sì gran dolcezza.
Chi mosse a' miei desir'
Il genitor?
Gior. Ascolta.
Sorgea la notte folta,
Tacea la terra e il Ciel,
Parea Natura avvolta
D' un fosco e mesto vel.
L' ora propizia ai miseri,
Il tuo pregar, tue lagrime,
M' avvalorar si F anima
Ch' io corsi ai genitor.
Eh. 0 mio consolator!
Gior. Incominciai: Germano.
Nè più potei parlar;
Àllor bagnai sua mano
D' un muto lagrimar.
Poi ripigliai tra i gemiti
LJ Angelica tua Elvira
Al prode Artur sospira;
Se ad altre Nozze andrà . . .
La misera morrà!
Eh. Oh! spirto di pietà
Sceso dal Ciel per me.
E il padre?
Gior. Ognor tacea...
Eh. Poscia?
Gior. Sclamò: Riccardo
Chiese ; e ollenea mia fc...
Ei la mia figlia avrà!
11
Elv. Cieli solo a udirti io palpito!....
E tu?
Gior. La figlia misera
Io ripetea; morrà.
Ah, viva! ei mi dice,
E stringemi al sen,
Sia Elvira felice j
Sia lieta dJ amor.
( mentre Elv. nuovamente corre fra le braccia dello
%io: e vuol parlare^ odesi fuori della Fortezza
un suono di corni da caccia.
Elv. Odi... Oh Ciel! qual suon si desta/
Gior. Ascoltiam, ti rassicura.
Elv. Viene il suon dalla foresta.
Gior. È il segnai di gente d' arme;
Che dal vallo nelle mura
Chiede forse penetrar.
Armigeri Viene il prode e nobil Conte
Artur Taibo Cavalieri
Gior. Non te '1 dissi?
Elv. (abbracciando Gior.) Oh padre mio!
Gior. Pago alfin è il tuo desio!
Armigeri Lord Arturo varca il ponte!
Fate campo al prò' guerrier.
Gior. ( A quel suono, al nome amato,
!A1 tuo core or presta fede:
Questo giorno avventurato
D7 ogni gioja è bel forier....!
A quel nome, al mio contento,
| Al mio core io credo appena :
F Tanta gioja, olì Dio! pavento.,
* Non ho lena a sostener ! ( partono
( dentro le scene, dal lato ove si crede che Arturo faccia il
suo ingresso nella fortezza, odesi il seguente
Coro d'Armigeri, Araldi e Castellane.
Ad Artur. de' Cavalier'
Bel campione in giostra e amor.
Le donzelle ed i guerrier1
Fanno festa e fanno onor. (partono
{fuori della
fortezza
( dentro la
forte zza.
lì
Scena V.
Sala d' Ar m e.
Il fondo della scena è aperto. Fra le colonne si veggono
sempre alcune tracce di fortificazioni ec.
Dal lato destro esce Lord Arturo con alcuni Scudieri e Paggi i
quali recano varj doni nuziali, e fra questi si vedrà un ma-
gnifico velo bianco. Dal lato sinistro escono Elvira, TValton,
Sir Giorgio, Damigelle con Castellani e Castellane, che por-
tano festoni di fiori, e gì' intrecciano alle colonne. Dal fondo
della scena escono i Soldati guidati da Bruno, che fanno
corteggio* e danno compimento al decoro della festa.
Coro generale.
Uomini Ad Arturo.
Donne A Elvira.
Tutti Onor.
Coroniam beltà e valor !
Damigelle Ella è fior di verginelle.
Bella al par di primavera:
Come F astro della sera
Spira all'alma pace e amor!
Scudieri Bello egli è tra Cavalieri^
Com'è il cedro alla foresta:
In battaglia egli è tempesta,
E campione in giostra e amor.
Art. ■ A te^ o cara, amor talora
Mi guidò furtivo e in pianto;
Or mi guida a te d7 accanto
Tra le feste e V esultar.
Al brillar di sì beli' ora,
Se rammento il duol passato,
Yo in ebbrezza.... e son beato
WT è celeste il giubilar!
« Il mio fremito, il mio sguardo,
» Questo palpito frequente,
» Ti diran la fiamma ond' ardo,
» Come amor mJ inebria il cor.
15
» Sempre assorto in tuo sembiante,
» Mia beir Anima d'amore,
» Vivrò ognor felice amante,
» Sul tuo seno io spirerò.
Coro generale.
Tregua ai sospiri, A chi è fedele,
Pace al dolore, Dopo il tormento,
Imene e Amore Ogni contento
Vi arriderà. Grande si fa.
Coro Senza occaso quest'aurora
Mai nulP ombra, o duol vi dia:
Santa in voi la fiamma sia,
Pace ognor v' alletti il cor.
Eh. Oh mio Arturo!
Art. Oh Elvira mia !
Eh. Or son tua!
Art. Sì, mia tu sei!
a 5 Cielo, arridi a1 voti miei,
Coro Benedici e fede e amor.
Scena YL
Detti poi Enrichetta.
Tal. (parla sommessamente a Bruno che s'inchina e parte
Tu m' intendesti. — Fia mortai delitto
A chi s1 attenta uscir da queste mura,
Se non abbia il mio assenso. — 0 cari figli,
Si compia senza me V augusto rito.
Mercè di questo scritto
Voi sino al tempio aperto passo avrete.
(ad Art. cui dà un foglio
Tu gii accompagnerai (a Gior.J Oh nobil Dama,
( ad Enr.y che giunge guidata da Bruno
L' Alto Anglican sovrano Parlamento
Ti chiama al suo cospetto: io ti son scorta.
Enr. (Ahimè che sento!) E che da me si chiede?
Val. A me s' addice (accostandosi e guardando i
Obbedir e tacer. Altro non lice. doni nuziali
Art. È di Stuardi amica. (a Gior. in disparte
fi
Gior. E prigioniera
Da molte lime, e fu da ognun creduta
Amica de' Stuardi, e messaggera
In mentito abito e nome. (Val. gli fa cenno colia
Art, Oh Diol Che ascolto! mano e ali parla ali o ree.
E deciso il suo fato: essa è perduta.
Oh sventurata! (da se, ma guardando pietosa-
mente E tir.
Enr. Qual pietà in quel volto! (accor-
gendosi dalla guardata di Art.
Fai. Oh figli! al tempio, alle pompose feste
Accorra ognun. La nuziale veste
Va, o diletta^ a indossar. Ite voi seco: (ad Eh.3
poi alle damigelle
Fuori del vallo i miei destrierVien presti (a Br.
Che in breve io qui sarò. La nostra andata (ad Enr.
Ci è forza A' affrettar. — Coni' io vi unisca
E a voi sorrida il Cielo, o coppia amata. (ai figli.
(Val. unisce nuovamente le destre di Elv. e d* Art , li
benedice e parte colle guardie. Gior. ed Elv. partono,
colle damigelle. Art. fa sembiante di partire, ma guar-
da attentamente ali3 intorno, quasi per assicurarsi
che tutti sono andati.
Scena VII.
Enrichetta ed Arturo.
Enr. (Pietà e dolore
Sta in fronte, e fanno sicurtà del core.) (guar-
Cavalier! dando attentamente Art.
Art. S' or ti è duopo di consiglio,
Di soccorso, e d'aita, in me t'affida!
Enr. Se mi stesse sul capo alto periglio? (con mistero
Art. Deh! parla.... oh Dio! che temi? e fiducia.
Eni. Breve ora, e sarò spenta! ah, tu ne fremi?....
Art. Sì, fremo io frema
Per te, per me, del padre mio che spento
Cadea fido ai Stuardi! E tu chi sei?
Oh! chi tu sii, ti vo1 salvar.
15
Enr. È tardi;
Figlia a Enrico, a Carlo sposa
Pari ad essi avrò la sorte...
Art. Oli ! . . . Regina ... (s inginocchia.
Enr. Attendo morte!
Art. Taci, ah! taci, per pietà! (alzandosi.
Fuor le mura... a tutti ascosa
Ti trarrò per yie secure...
Tu rP andrai di qui...
Sur. Alla scure...!
Scampo e speme... o Artur non v'ha...
Art. No, Regina., ancor v' è speme:
0 te salva... o spenti insieme.
Enr. Cangia, o Arturo, il pio consiglio.
Pensa al tuo mortai periglio,
Pensa a Elvira, il tuo tesoro,
Che ti attende al sacro altari
Art. Non parlar di lei che adoro,
Di valor non mi spogliar.
Enr. Sventurata prigioniera,
Il mio foto io seguirò:
Giunse a me P estrema sera,
Per te P alba incomiiiciò!
Art. Sarai salva, o sventurata,
0 la morte incontrerò:
E una sorte fortunata
Nel morire invocherò.
Scena Vitti
Elvira, Giorgio, Arturo ed Enrichetla.
Eh. ha il capo coronato di rose ed un bellissimo monile di perle
al collo : si vede per altro che le manca il compimento della
pompa nuziale. Entra in iscena avendo nelle mani il magnifico
nuziale velo bianco regalatole da Art.
Eh. Son vergili vezzosa — in vesta di sposa:
Son bianca ed umil — qual giglio d'Aprii:
Ho chiome odorose — cui cinser tue rose:
Ho il seno gentil — del tuo bel monil.
16
Enr. Art. Gior. Se miro il tuo candor,
Mi par la Luna allor
Che tra le nubi appar
La notte a consolar.
Se ascolto il tuo cantar,
Un Angelo mi par
Che intuoni al primo albor
Inni al superno amor.
Elv. Dimmi; s'è ver che m'ami...
Enr. Dimmi, o gentil, che brami?
Elv. Qual mattutina stella
Bella vogr io brillar.
Del crin le molli anella
Mi giova ad aggraziar.
Enr. Elvira mia diletta,
Son presta al tuo pregar.
{Elv. si accosta ad Enr. invitandola ad inse-
gnarle di acconciare il velo.
Art. Gior. Fanciulla e semplicetta
Ognor desia scherzar.
Scusar a te s' aspetta
Suo troppo vezzeggiar.
Elv. A illeggiadrir mia prova,
Deh! non aver a vii:
Il velo in foggia nova
Sul capo tuo gentil. {vuol porre il velo
sul capo d" Enr. Art.- -no 9 1 vorrebbe ma la
Regina gli fa cenno di allontanarsi e ri-
sponde scherzando ad Elv.
Enr. Il vezzo tuo m'alletta;
Mi è caro a secondar.
Elv. 0 bella, ti celo
Le anella del crin,
Coni' io nel bel velo
Mi voglio celar.
Ascosa, o vezzosa,
Nel velo divin
Or sembri la sposa
Che vassi all'aitar: (Art. fa un gesto
rimarchevole j, e quasi d* idea che gii corre
per la mente.
17
(a 3)
Enr. (Ascosa in bianco vel
Or posso, oh Dio, celar
L' affanno, il palpitar,
L'angoscia del mio cor!
Deh! tu pietoso Ciel,
Raccogli con favor
La prece di dolor
Ch' osai a te levar)!
Art. (Oh! come da quel vel,
Che le nasconde il crin,
Veggio un splendor divin
Di speme a balenar.
Deh! tu, pietoso Ciel,
M' avviva il tuo favor :
Mi fa da un reo furor
La vittima salvar!
Gior. (Elvira, col suo vel
Un zeffìretto appar,
Un' iride sul mar,
Un silfo in grembo ai fior.
T'arrida, o cara, il Ciel
Col roseo suo favor.
Tal eh' io ti veggia ognor
Tra vezzi a giubilar! (Val. dentro le scene,
e Coro di Damigelle che compariscono sulle soglie
degli appartamenti^ ripetendo le parole di Fai.
Val, Coro Elvira, Elvira
Il dì Tore avanza!
Elv. Ah ! il core mi sento
Per gioja balzar;
UT attendi, chè in breve
Vogliamo ballar, (con vez%o semplice ad Ar.
Art. Gior. Enr. Se il padre s' adira
Ah! riedi a tua stanza:
Sarà il tuo fedel
Che t' orni del vel.
(Elv. parte colle damigelle e con Gior.
3
18
Scena IX.
Enrichetta ed Arturo.
(Art. guarda all' intorno e trae dalla cintura
il foglio avuto da Fai.
Enr. Sulla virginea testa
D' una felice un bianco vel s' addice.
A me non già.... {da se in atto di deporre
il velo.
Art. T'arresta! (correndo a lei e trattenendola
È chiaro don del Cieli così ravvolta
Deluderai la vigilante scolta....
Tu mia sposa parrai.... (con risolutezza.
Vieni.
Enr. Che dici mai?
Tu corri a tua ruina, a orribil sorte!
( Art. le afferra la mano in atto di forzarla
a partire.
Art. Vieni... ah vieni,.. V involo a certa morte.
Scena X.
Riccardo disperalo e con ispada nuda e detti,
Ric. Ferma. Invan rapir pretendi
Ogni ben eh' io aveva in terra :
Qui ti sfido a mortai guerra,
Trema.... ah! trema del mio acciai !
Art. Sprezzo, o audace, il tuo furore 5
La mortai disfida accetto:
Questo ferro nel tuo petto
Sino all' elsa io vo' piantar. ( per battersi:
Enr. si frappone: il velo si scompone j e
il suo volto si scopre.
Enr. Pace .... pace.... ah! \J arrestate,
Per me sangue non versate.
Art. Ah ! che fai?
Ric. La prigioniera ? (con stupore j e ap-
poggiandosi alla spada.
1,9
Enr. Dessa io soni
Art. Tua voce altera
Or col ferro sosterrai.
Yien ...
Ric. Con lei tu illeso andrai (freddamente
Art. E fia ver?
Enr. (Qual favellar!)
Ric. Più non vieto a voi f andar.
Art. « (Se il destino a te m' invola,
» 0 mia Elvira, o amor mio santo!
» Un sospiro a te sen vola,
« E ti dice in suon di pianto:
« Ti consola... Io lungi e in guai
« T amerò come t' amai).
Ric. « (Parti, o stolto'/ e prova intanto
« Quel dolor che a me serbavi:
« Tu vivrai deserto in pianto
« Giorni oscuri, eterni, e gravi:
« Mille strazj proverai,
« Fia tua vita un mar di guai ) .
Enr. « ( Sogno . . . o avrò conforto al pianto,
« Avrò tregua a' dì sì gravi:
« Sogno o andrommi al figlio accanto
c< Tra gli amplessi suoi soavi?
« Tanto ben, se, o Dio, sognai,
« Non mi far destar giammai).
Coro Genti a festa! Al tempio andiamo (dentro le
Art. Enr. Gente appressa... o Cieì, fuggiamo! scene
Ric. Sì fuggite... il vuole il Cielo!
Art. Pria che siam oltre le mura
Parlerai? (per partire
Ric. No! t'assicura.
Art. Tu lo giura.
Ric.. Il giuro.
a 3 Addio. Art. ed Enr. partono
20
Scena XI.
Riccardo j, poi fValton, Bruno. Elvira con Damigelle in
pompa eli nozze s indi Soldati Puritani y Castellani e
Castellane (Ric. con estrema ansietà guarda dalle logge,
e quasi segue cogli occhi i passi dei due fuggiaschi) .
Ric. E già al Ponte — Passa il forte
È alle porte — Già n' andò.
Coro Al tempio, al tempio, a festa! {ascendo
Eh. Dov'è Arturo?
Ric. Dianzi fu qui...
Eh. Ove sei, o Artur?...
Ric. Partì, (suono di tamburo
nella fortezza: tutti guardano fuori dalle logge
Elv. Ric. Gio. Già fuor delle mura - Laggiù alla pianura
Coro I. La tua prigioniera - La rea messaggera
Col vii Cavaliero. (a Val.
II. Ciascun su un destriero
Spronando . . . volando . . .
Tutti Mirate colà!
(quadro generale. Eh. getta un grido.
Val. Soldati accorrete — coi bronzi tuonate,
A1P arme appellate — correte. .. volate
Pel crin trascinate — i due traditor' !
(si vede gran movimento di soldati e di gente.
Poij, dopo il grido all' arme che si ripete di
dentro le scene 3 si sente battere la generale:
il cannone spara a lenti intervalli. Eh. fa
alcuni passi meccanicamente^ poi resta immota
dopo qualche doloroso grido.
Tutti Air arme
Val T affretta. (a Bruno
Tutti ( di dentro ) All' arme !
Tutti Vendetta. >
(Val.j, gridando vendetta, snuda la spada,, e
alfa testa di un drappello di Soldati parte.
Ric. Oh! come si pasce — d'affanni e d'ambasce
L' ardor di vendetta — che m" ange m'alletta:
Oh! come nel seno — si mesce il veleno
Di sdegno e d1 amor — di speme e dolor !
21
Eh. La dama d' Arturo — è a bianco velata,
La guarda e sospira, — sua sposa la chiama:
Elvira è la Dama? Non sono più Elvira?
Gior. Coro Elvira? che dici?
Elv. Io Elvira! ah! no.... no!
(Eia. è immobile cogli occhi fissi e spalancati.
Si tocca la testa quasi per verificare se ha il
velo. Tutto in lei indica una subitanea follìa.
Grida no con voce disperata ^ poi resta immo-
bile e mesta come prima.
Uom. La misera è pallida.. ..^
Donne E immobile e squallida....
Uom. Le luci non gira....
Donne Sorride, sospira ...
Tutti Demente si fa.... Oh Cieli.... pietà!
(Elv. nel suo delirio crede vedere Art. e dice
questi versi colla piti grande mestizia e deli-
rante passione. Poi torna immobile come prima.
Elv. Arturo, ah! già ritorni? Dunque sei fido ancor?
Ahi vieni al tempio — fedele Arturo,
Eterna fede — mio ben ti giuro!
Com' oggi è pure — sempre avrò il core;
Vivrò d' amore — morrò d' amor.
Donne Si crede air ara....
Uom. Giura ad Arturo....
Donne Ella sì tenera..,.
Uom. Ei sì spergiuro....
Donne Ella sì candida....
Uom. Ei traditor....
Tutti Misera vergine — morrà d'amor!
Ric. Coro Oh! come ho l'anima — trista e dolente
Udendo i gemiti — dell' innocente.
Oh! come perfido — fu il traditor
Che in tanti spasimi — lasciò quel cor!
Gior. Dio di clemenza — t' offro mia vita
Se all' innocenza — giovi d' aita.
Deh! sii clemente — a un puro core....
Deh! sii possente — sul traditor!
Ric. Più la miro ho più doglia profonda,
E più l'alma sJ accende in amore!
Ma più inaspra ed avanza il furore
Contro chi tanto ben m' involò.
Gior. La mia prece pietosa e profonda,
Che a te vien su i sospir del dolore,
Ta clemente consola, o Signore.
Per la vergin cui 1' empio involò !
( Eh. fa un motOj quasi tornando a vedere
Art. che fugge.
Eia. Ti veggo... già fuggi? 0 ingrato., abbandoni
Chi tanto t'amò!... Arturo... oh Dio!... no...
Coro èhi\ dura sciagura — ahi lutto è dolor!
Si bella, sì pura — del ciel creatura;
Nel dì del diietto — schernita, tradita!
Andrà maledetto — il vii trtfditor.
Eh. Qual febbre vorace — m'uccide: mi sface,
Qual fiamma, qual1 ira — m1 avampa e martira !
Fantasmi perversi — fuggite dispersi 1....
0 in tanto furor — sbranatemi il cor.
Coro
Non casa, non spiaggia raccolga i fuggenti!
In odio del Cielo, in odio ai viventi;
Battuti dai venti — da orrende tempeste,
Non trovin lor teste — un luogo a posar.
Erranti piangenti — in orrida guerra
Col Cielo, la Terra — il mar, gli elementi
Da tutti fuggiti, schivati, reietti,
Negli arsi lor petti — sia vita il penar.
FINE DELLA PRIMA PARTE.
PARTE SECONDA
Scena Prima.
Stanza come nell'atto primo.
Castellani j e Castellane j Puritani e Bruno.
Coro
P
Tutti * iangon le ciglia — si spezza il cor :
L' inferma figlia — morrà d' amor I
I. Il duoi T invase.
II. La vidi errante
Tra folte piante...
III. Or per sue case
Gridando va: Pietà... pietà!
Tutti Piangoli le ciglia — si spezza il cor;
L' inferma figlia — morrà d'amor!
Scena li.
Giorgio dagli appartamenti d'Elvira poi Riccardo; con foglio.
Coro
Donne Qual novella?
Gior. Or prende posa.
Tutti Sventurata!
Donne È ognor dolente?
Gior. Mesta, e lieta...
Donne E senza tregua.
Gior. Splende il senno . . or si dilegua
Alla misera innocente.
Tutti Come mai?
Gior. Dir lo poss' io?
Se nel duol che m' ange il seno
Ogia voce trema e muor!
Coro Deh ! favella . . .
Gior. Mi lasciate.
Coro Te *tì preghiam.
Gior. Ah! no: cessate.
( per partire, e i Castellani lo trattengono
Brun.Coro Deh! ti mova quell'ambascia
Che ci aggrava al tuo dolor.
Gior. Siate paghi. .. v' appressate ( tutti fanno cer-
chio intorno a Gior.
Cinta di rose e col bel crin disciolto
Talor la cara vergine s' aggira.
E chiede all'aura, ai fior' con mesto volto:
Ove andò Elvira!
Bianco -vestita, e qual se all'ara innante.
Adempie il rito e va cantando il giuro;
Poi grida per amor tutta tremante!...
Ah vieni; Arturo!
Coro Ahi! figlia misera- delira ancor!
Quanto fu barbaro- il seduttori
Gior. Geme talor qual tortora amorosa.
Or cade vinta da mortai sudore.
Or Todi, al suon dell'arpa lamentosa,
Cantar d' amore.
Or scorge Arturo nell'altrui sembiante;
Poi del suo inganno accorta, e di sua sorte,
Geme, piange, s' affanna, e ognor più amante
Invoca morte.
Coro Ahi! figlia misera -morrà d'amor!
Scenda una folgore - sul traditori
( alV ultime parole entra Ric. con un foglio
Ric. Di sua folgore il Ciel non sarà lento!
A scure infame Artur Tallio è dannalo
DalV Anglican Sovrano Parlamento.
Coro È giusto fato
Ric. Quaggiù nel mal che questa valle serra
Ai buoni e ai tristi è memorando esempio:
Coro Se la destra di Dio tremenda afferra
Il crin dell' empio.
(Ric. scorre coir occhio il foglio che tiene aperto
e segue a proclamare i decreti del Parlamento.
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Ric. Di Valton Y innocenza a voi proclama
Il Parlamento, e ai primi onor' Io chiama.
Coro Qual doglia, Valton, se vedran tue ciglia
Insana ancor la tua diletta figlia!
Ric. «Infuria essa ad ognora?...
Gior. « Sol quando un suon marzia!, misera, sente,
« Più ricorda il fuggir del caro amante.
« E allor fassi furente.
Ric. E non v' ha speme
Alcuna?
Gior. Medie' arte n' assecura
Che una subita gioja, o gran sciagura,
Potria sanar la mente sua smarrita.
Coro Qual mai t'attende, o Artur, pena infinita!
Ric. In me, Duce primier, parla Cromvello.
Il vii, eh' è ognor in fuga,
E dal suo seno rigettò Inghilterra,
Lunge ne stia. E se sua rea fortuna,
O malizia, lo tragga a questa terra,
Non abbia grazia, nè pietade alcuna.
(il Coro parte.
Scena III.
Elvira e detti.
Eia. Ah! rendetemi la speme,
O lasciatemi morir. (dentro la scena.
Gior. Essa qui vien... la senti?
Oh! come è grave il suon de' suoi lamenti.
(esce Eli), scapigliata. Il volto^ il guardo 3 ed ogni
passo ed ogni atto di Elv. palesano fa sua pazzia.
Eh. Qui la voce sua soave
Mi chiamava ... e poi sparì.
Qui giurava esser fedele,
Poi crudele - mi fuggi!
Ah ! mai più qui assorti insieme
Nella gioja de' sospir'.
Ah! rendetemi la speme
0 lasciatemi morir.
4
26
Gior. Ric. Quanto amore è mai raccolto
In quel volto e in quel dolor.
Elv. Chi sei tu?
(dopo una pausa a Gior., il quale per consolarla fa una
Jìsonomia ridente. Eh. ripete le parole che disse a
Gior. allorché^ nella prima parte del Dramma, le
die notizia delle sue nozze con Arturo: Gior. sor-
ride, ma si asciuga le lagrime. Intanto Riccardo
dall' altro lato mostra una gran commozione.
Gior. Non mi ravvisi?
Elv. Padre mio!... mi chiami al tempio?
Non è sogno... oh! Arturo... oh amor!
Ah! tu sorridi... asciughi il pianto!
A Imen mi guidi... al ballo, al canto!
Ognun s' appresta a nozze, a festa !
E meco in danze esulterà.
Tu pur meco danzerai? ( si rivolta e vede Ric. e
Vieni a nozze lo prende per la mano.
Gior. Ric. (Oh Cielo!)
Elv. Ei piange.
Egli piange... Ei forse amò!
(a Gior. in disparte e sotto voce: e poi torna a
fissar Ric.j, . gli afferra la mano e torna ad
a t tegq ia rsi do lo rosa me 11 te .
Gior. Ric. (Chi frenar il pianto può!)
Elv. M'odi: e dimmi: amasti mai? (a Ric.
Ric. Gli occhi affissa in sul mio volto,
Ben mi guarda, e lo vedrai...
Elv. Ah!... se piangi... ancor tu sai
Che un cor fido nelf amor
Sempre vive di dolor!
(si abbandona al pianto e sì pone la mano sul volto.
Gior. V abbraccia: essa lo lascia e passeggia.
Gior. Deh! t'acqueta, o mia diletta,
Tregua al duol dal tempo aspetta.
Elv. Mai!... (sempre passeggiando per la scena 3
riè badando ai due che parlano.
Ric. Gior. Clemente il Ciel ti sia.
Elv. Mai.
Ric. Gior. LT ingrato alfine abbila.
Elv. Ah ! mai più ti rivedrò.
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Ric. Gior. (Si fa mia la sua ferita,
Mi dispera e squarcia il cor.)
Eh. 0 toglietemi la vita,
O rendetemi il mio amor! (Eh. si volge in
atto furente verso Ric. e Gior. Pausa generale.
Dopo un poco Eh. sorride e atteggia il volto alla
maniera de' pazzi.
Ric. Gior. Tornò il riso in sul suo aspetto,
Qual pensiero in lei brillò?
Elv. Non temer del padre mio,
Co' miei pianti il placherò.
Ogni affanno andrà in obblio,
Tanto amor consolerò.
Gior. (Essa in pene è abbandonata,
Sogna il gaudio che perdè ? )
Ric. ( Qual beiP alma innamorata
Un rivai rapiva a me! )
Eh. Vien, diletto, è in Ciel la Luna;
Tutto tace intorno intorno;
Fin che spunti in Cielo il giorno,
Vien ti posa sul mio cor.
Deh ! t' affretta, o Arturo mio,
Riedi, o caro, alla tua Elvira:
Essa piange, e ti sospira.
Riedi, o caro, al primo amor.
Gior. Ric. Possa un dL quelP infelice,
Mercè aver di tanto affetto:
Possa un giorno nel diletto
0 obliare il suo dolor !
Gior. Ricovrarti ormai t' addice,
Stende notte il cupo orror. (Eh. è abbattuta
dal deliriOj Gior. e Ric. la invitano a ritirarsi.
Scena IV.
Giorgio osserva all'intorno: poi afferra pel braccio Ric-
cardo; come uno che; parlando^ mostra sapere un suo
grave segreto.
Gior. Il rivai salvar tu dèi,
Il rivai salvar tu puoi.
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Ric. Io no '1 posso....
Gior. Tu non vuoi.
Ric. No.
Gior. Tu il salva!
Ric. Ei perirà!
Gior. Tu queir ora ben rimembri
Che fuggì la prigioniera.
Ric. Sì....
Gior. D' Artur fu colpa intera.
Ric. Tua favella ormai.... : ( quasi sdegnandosi.
Gior. E vera. (con dignità.
Ric. Parla aperto....
Gior. Ho detto assai.
Ric. Fu voler del Parlamento,
Se ha colui la pena estrema
Di tutt' altri P ardimento
In Artur si domerà.
Io non V odio, io no '1 pavento,
Ma P indegno perirà.
Gior. Un geloso e reo tormento
Or t'invade e accieca.... ah! trem 1
Il rimorso e lo spavento
La tua vita strazierà.
Se il rivai per te fia spento
Un' altrJ alma il seguirà.
Rie Chi?
Gior. Due vittime farai!
E dovunque te ne andrai
L' ombra lor ti seguirà!
Se tra il bujo un fantasma vedrai
Bianco, lieve.... che geme e sospira,
Sarà Elvira — che mesta s' aggira,
E ti grida: son morto per te.
Quando il Cielo è in tempesta più scuro
S' odi un' ombra affannosa che freme,
Sarà Artur che t' incalza, ti preme,
Ti minaccia de1 morti il furor.
Ric. Se d' Elvira il fantasma dolente
M'apparisca e m' incalzi e s'adiri,
Le mie preci, i singulti, i sospiri
Mi sapranno ottenere mercè.
29
Se T odiato fantasma cf Arturo
Sanguinoso sorgesse cT Averno,
Ripiombarlo agli abissi in eterno
Lo farebbe il mio immenso furor. ( Gior. dopo
una pausa lo abbraccia piangendo^ e con af-
fetto paterno.
Gior. Il duol che sì m' accora
Vinca la tua beli' anima.
Rie. Han vinto le tue lagrime...
Mira o bagnato il ciglio.
Gior. Ric. Ogni virtude onora
Chi ha sensi di pietà.
Gior. Mia man non è ancor gelida!
Con te combatterà.
Ric. Forse dell' alba al sorgere
L'oste ci assalirà (con mistero
S* ei vi sarà.
Gior. Morrà.
Sia voce di terror,
Anglia; vittoria, onor!
(a 2J Suoni la tromba, e intrepido
Io pugnerò da forte.
Bello è affrontar la morte
Gridando lealtà!
Amor di gloria impavido
Mieta i sanguigni allori
Poi terga i bei sudori
E i pianti la pietà.
FINE DELLA SECONDA PARTE.
PARTE TERZA
Scena Prima
Loggia in un giardino, vicino alla casa d'Elvira: questa casa
ha la polita e le finestre con vetri assai trasparenti.
Da lontano si vedono sempre alcune fortificazioni ec. Il
giorno comincia ad oscurarsi. Si leva un oraganOj e
mentre piti imperversa sentonsi dentro le scene e da
lontano alcune grida d* allarme ed un colpo d' archi-
bugio. Poco dopo comparisce Arturo avvolto in un gran
mantello. A poco a poco esce la Luna. La casa inter-
namente vedesi da varie lampade illuminata.
Art. Son salvo, alfin son salvo. I miei nemici
Fallirò il colpo, e mi smarrir di traccia.
Oh terra mia natale... oh! primo amore,
Ad ogni passo in sen mi balza il core,
E benedico ogni fronda, ogni sasso.
Oh! come è dolce, oh! come a un infelice,
Dopo il misero errar di riva in riva,
Toccar alfin la terra sua nativa,
Vedere ed abbracciar colei che in core
Gli fu scolpita per la man d' amore.
( vedesi trasparire tra i vetri del palazzo Elv. ve-
stita di bianco. Essa, non vista da Art., tra-
passa sola e cantando. La sua voce va per-
dendosi a mano a mano che essa internasi
ner suoi appartamenti.
Elv. A una fonte afflitto e solo
S' assideva un Trova tor,
E a sfogar V Immenso duolo
Sciolse un cantico d' amor.
Art. La mia canzon d'amore!.. Ah! Elvira, ah ! Elvira,
Ove t'aggiri tu?... Nessun risponde:
A te cosi io cantava
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l)i queste selve tra le den?e fronde,
E tu allor facevi eco al canto mio,
Deh! se ascoltasti l'amoroso canto....
Odi quel d'un afflitto, odi il mio pianto.
Corre a valle, corre a monte
L' infelice pellegrin,
Ma il dolor gli è sempre a fronte,
Gli è compagno nel cammin.
Cerca il sonno a notte scura
17 infelice pellegrin.
Scena II.
Enrico, ed Arturo in dispaile.
( Si vede dietro le vetriate Eh. che ritorna. Poi accostasi
alla porla 3 e sentendosi questo rumore dalla parie
del palazzo Art. si ritira. Eh. esce con un andare
smarrito ^ poi si ferma quasi in atto di stare in ascolto.
Eh. Finì.... me lassa! oh! come dolce all'alma
Mi scendea quella voce.... Oh Dio? finì!....
Mi parve... Ah? rimembranze! ahi! vani sogni!
Ah! mio Arturo, ove sei?
Art. A' piedi tuoi,
Elvira, ah! mi perdonai (inginocchiandosi
Elv. Arturo? è desso!
(gettandosi nelle braccia.
Sei pur tu?.... Or non m'inganni?
Art. Ingannarti? ah! no.... giammai
Eh. Io vacillo... Temo affanni.
Art. Non temer.... sparirò i guai,
Ove a noi sorride amor.
Nel mirarti un solo istante
Io sospiro, e mi consolo
D' ogni pianto e d' ogni duolo
Che provai lontan da te.
Elv. Ch' ei provò lontan da me?... (dice il primo
verso da sè stessa,, e precisamente da persona che
ha la mente confusa per meste ricordanze.
guanto tempo? lo rammenti.
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Art. Fur tre mesi ..!
Elv. Ah! no: tre secoli
Di sospiri e di tormenti;
Fur tre secoli d'orror!
Ti chiamava ad ogni istante;
Riedi; o Arturo, mi consola;
E rompeva ogni parola
Coi singulti del dolor!
Art. Deh! perdona.... Ella era misera
Prigioniera.... abbandonata,
In periglio....
Elv. E l'hai tu amata? (con rapi-
dità appassionala.
Art. Io?... colei?
Eh. Non è tua sposa?
Art. Chi dir V osa?
Elv. Io il chiedo, Arturo!
Art. Mi credevi sì spergiuro?
Da quel di eh' io ti mirai
Avvampai d' un solo ardore,
Per te fido in sin che muore
Il mio core avvamperà.
La mia vita io ti sacrai
Nella gioja e nel dolore,
E la morte per amore
Cara e dolce a me sarà.
Eia. (Oh parole d'amor! lieta son io!
Ei non l'amava adunque? — Oh Arturo mio!)
Da quel dì che a te giurai
Solo appresi avere il core,
E a te fido infin che muore
Questo cor palpiterà.
La mia vita io ti sacrai
Nella gioja e nel dolore,
E la morte per amore
Cara e dolce a me sarà. ( si danno scam-
bievolmente la destra e si volgono al cielo.
(«2) Questo giuro sì puro e di fede
Che a te alziam, o Motor d' ogni affetto,
Tu fiorisci d'eterno diletto,
Tu consola sventura ed amor!
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Art. Tua crudel dubbiezza amara
Deponesti, e paga or sei?
Eh. Di', se a te non era cara,
A che mai seguir colei?
Art. Or t'infingi, o ignori ch'ella
Presso a morte...
Eh. Chi? favella.
Art. La regina.
Eh. La Regina?
Art. Un indugio... e la meschina
Su d'un palco a morte orribile...
Eh. E fia ver? Qual lume rapido
Or balena al mio pensier.
Dunque m'ami?
Art. E puoi temer?
Eli). Dunque vuoi?
Art. Star teco ognor. g
Oh mia diletta Elvira
Amor, delizia e vita,
Non mi sarai rapita
Or che ti stringo al cor.
Ansante, ognor tremante
Ti chiamo ... e ognor ti bramo . . .
Vien; mi ripeti: io t'amo,
T' amo d' immenso amor.
Etv. Caro, non ho parola
Ch' esprima il mio contento:
L' alma elevar mi sento
In estasi d* amor.
Ansante... ognor tremante
Ti chiamo, e te sol bramo,
E mille volte : io t' amo,
A te ripete il cor.
(Eh. si pone sul core la mano dJ Art.
Odesi snon di tamburo.
Art. Ancor di nuovo questo suon molesto.
I miei nemici! (a quel suono Eh. comincia
a vacillare.
Eh. Sì, quel suon funesto:
Io conosco quel suon... ma tu non sai
5
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Che più no 'I temo ornai! — Nella mia stanza
Squarciato ho il vel di che s'ornò sua testa...
Calpestai le sue pompe... ed all'aurora...
Con me tu ancora...
Verrai a festa e a danze!...
Art. Oh Dio, che dici?...
( Ari. si ritira un passo, e la guarda fissa-
mente con istupore e spavento.
Elv. Così come tu guardi.
Mi guardar essi, e intender mai non sanno
Il parlar, il mio riso... il duoh V affanno!
(Elv. si tocca la testa e il core.
Art. Oh ti scuoti... tu vaneggi?
(sentesi da parti opposte dentro il boschetto*
voci di Armigeri che incontrandosi si
cambiano il moto di fazione.
L, Alto là!
II. Fidata schiera.
I. E chi viva?
II. Mia bandiera.
I. Viva!
II. Viva!
Tutti Vincerà!
Art. Vien: ci è forza ormai partirl
Elv. Ah tu vuoi fuggirmi ancor?...
No: colei più non t1 avrà,
(Art. prende per mano Elv.* che lo guarda de-
lirando. Essa gettasi ai piedi di Arturo. Egli
vorrebbesi pure sciogliere da lei* ma questa
infelice si volge a gridar soccorso.
Art. Vien.
Elv. T arresti il mio dolor.
Art. Taci...
Elv. O genti... ei vuol fuggir!
Art. Taci...
Elv. Ajuto per pietà!
Art. Ah!
35
Scena ili.
Riccardo, Giorgio, Armigeri con fiaccole, Castellani,
e Castellane.
Gior. È <[ui Arturo?
Ric. Arturo?
Tutti Arturo!... ( Art. che si
avvede della demenza di Elv., resta impietrito
di dolore, guardandola immoto, nè curandosi di
tutto ciò che accade d' intorno a lui. Eh. è in-
vece stupidita per quello che vede. Ric. a cui
fanno eco i Puritani, si avanza ad intimare la
Sentenza del Parlamento. Alle parole Morto ve-
desi che Elv. cangia d' aspetto, ed ogni suo moto
ed atto palesa che questo avvenimento tremendo
produsse una commozione nel suo cervello ed un
totale cangiamento intellettuale.
Ric. Cavalier? ti colse il Nume
Punitor aV tradimenti.
Arm. Pera ucciso fra i tormenti
Chi tradiva il proprio onor!
Gior. Domi. Oh infelice! un destili rio
A tal spiaggia or ti guidò!
Ric. Ann. Talbo Artur la patria oh Dio!
Te alla morte condannò.
Elv. Morte !
Uomini A morte !
Donne Ah ! qual terror !
Uomini Dio raggiunge i traditor' !
Elv. Che ascoltai?
Donne ( Si tramutò. ) ( le Donne, guar-
dano Elvira e circondandola, osservano tutti i
mutamenti che si mostrano sulla sua fisonomia.
Si fé' smorta.... ed avvampò!
Gior. Ric. Se avrà senno.... avrà più lagrime
Nel mirar chi per lei muor! ( vedesi che
Elv. in sua mente ragiona, ma essa è come per-
sona che svegliasi da lungo sonno. Art. dopo
averla contemplata, e sentendo le espressioni
amorose, le dice le sue parole con affetto im-
menso, e prendendole la mano.
36
(a A)
Or
Elvira
Qual mai funerea
Voce funesta
Mi scuote e desta
Dal mio martiri
Io fui sì barbara;
Lo trassi a morte-:
jVT avrà consorte
Nel suo morir!
Riccardo
Quel suon funereo,
Ch'apre una tomba,
Cupo rimbomba,
M'infonde orror.
La sorte orribile,
Spense già Y ira,
Mi affanna e inspira
Pietà e dolor.
Coro di Puritani
Quel suon funereo,
Ch'apre una tomba,
Cupo rimbomba
Infonde orror,
E Dio terribile:
In sua ver, detta
Gli empj ei saetta,
Sterminator!
( i Puritani mostrandosi impazienti di indugiare
V esecuzione delia sentenza sono trattenuti
dalle Donne e da Gior. Art. è sempre in-
torno ad Elvira.
Brun. Vom. Dio comanda ai figli suoi
Che giustizia alfin si renda.
Ric. Gior. Don. Sol ferocia or parla in voil
La pietade Iddio v'apprenda!
Art. Deh! ritorna ai sensi tuoi!
Arturo
Credeasi, misera!
Da me tradita.
Traea la vita
In tal martir!
sfido i fulmini,
Disprezzo il Fato,
Se a lei da lato
Potrò morir!
Giorgio
Quel suon funereo
Feral rimbomba,
Nel sen mi piomba,
M' agghiaccia il cor!
Sol posso, ahi misero!
Tremar e fremere:
Non ha più lagrime
Il mio dolor.
Coro di donne
Quel suon funereo
Feral rimbomba,
ÀI cor ci piomba,
Celar ci fa!
Pur fra le lagrime
Speme ci affida
Che Dio ci arrida
Di sua pietà.
37
Elv. Qual mi cade orribil benda.
Art. 0 mia Elvira!...
Elv. E vivi ancori...
Art. Teco io sono...
Eh. Ah! il tuo perdono!..
Per me a morte, o Arturo mio...
Art. Di tua sorte il reo son io.
Art Elv. Un amplesso.
Bruti. Uom. (Avampo e fremo!
Gior. Ric. Donn. (Io gelo e tremo!
Art. Eh. Un addio!
Bruti. Uonu (Ah! fia
Gior. Ric. Donn. (Oh Dio!
I' estremo!
Uom.
Art.
Purit. I.
II
Tutti
Donne
Tutti
Gior.
Cada alfin V ultrice spada
Sovra il capo al traditor !
Arrestate... vi scostate!
Paventate il mio furor.
Ella è tremante.
Ella è spirante:
Anime perfide,
Sorde a pietà.
Un solo istante
L'ire affienate,
Poi vi saziate
Di crudeltà. •
Ah vendetta su i ribaldi!
Sì, vendetta! (all'improvviso tutti si
fermano* perchè odesi un suono di corno da
caccia ; varj Armigeri Puritani escono ad esplo-
rare _, e tornano guidando un Messaggero. Questi
reca una lettera a Gior.* che* in compagnia di
Ric. la scorre: entrambi si volgono ai circo-
stanti con faccia ridente.
Suon d' araldi?
E un messaggio.
Un divin raggio!
Esploriam.
Che mai sarà?
Esultate, ah! sì esultate;
Già i Stuardi or vinti sono,
38
La dolc' aura del perdono,
Ogni cor respirerà.
Ric.Purit. A Cromvello onore e gloria!
La vittoria - il guiderà.
Eh. Ari. DalP angoscia al gaudio estremo
Par quest'alma al Ciel rapita,
Ben so dir che sia la vita.
Or che V amor mi fa.
Coro. Siate liete alme amorose:
Qual d'amor foste dolenti:
Lunghi dì per voi ridenti
Quest1 istante segnerà.
Eh. Art. Ah ! sento, mio bel Genio,
Che poca è intiera Y anima
Per esultar nel giubilo
Che amor ci donerà.
Benedirò le lagrime,
L' ansia, i sospir', i gemiti ;
Vaneggerò nel palpito
D' un* ebbra voluttà.
Tutti Amor, pietoso e tenero,
Coronerà di giubilo
L' ansia, i sospir', i palpiti
Di tanta fedeltà.
FINE.